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Regime Forfettario 2020 – La guida completa

Prima di approfondire il discorso sul regime forfettario 2020, dobbiamo cominciare dal principio, cioè dall’inizio di una cosiddetta attività d’impresa o di lavoro autonomo. E ancor prima spiegare la differenza fra queste forme di lavoro indipendente. Questo ci permetterà di capire con più facilità se il regime forfettario è la scelta migliore. 

Attività d’impresa o lavoro autonomo: quale scegliere? Facciamo chiarezza su queste 2 forme di lavoro indipendente. 

1. Attività d’impresa: per attività d’impresa, secondo il codice civile, s’intende l’esercizio di un’attività economica diretta alla produzione o allo scambio di beni e servizi, e l’organizzazione stessa dell’attività. 

2. Lavoro autonomo: per lavoro autonomo, invece, s’intende l’esecuzione di un’opera o di un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente. Nel lavoro autonomo, quindi, manca l’azienda, quindi l’organizzazione. In breve, quando non esiste l’azienda, si parla di lavoro autonomo. 

In ogni caso, che scegliamo come forma di lavoro indipendente un’attività d’impresa o un lavoro autonomo, dobbiamo aprire una partita Iva. E con l’apertura della partita Iva dobbiamo anche scegliere il regime fiscale a cui aderire. 

Che cos’è un regime fiscale? Il nome più corretto è regime contabile e non è altro che l’insieme dei documenti e delle regole da rispettare per calcolare il nostro reddito annuo, sulla base del quale verseremo le tasse. 

Il nuovo regime forfettario 2020 è uno dei regimi fiscali e rappresenta ad oggi in Italia l’unico regime agevolato presente.

Indice

Che cos’è il regime forfettario?

Già il termine stesso ci fa capire che siamo di fronte a un regime fiscale agevolato. Forfettario proviene dall’espressione francese forfait, cioè una misura fissa, già convenuta. 

Il regime forfettario 2020, quindi, prevede una contribuzione fissa da versare all’Agenzia delle Entrate. 

È un regime agevolato che possono scegliere le persone fisiche che devono iniziare un’attività come professionisti, agenti, commercianti, artigiani, procacciatori d’affari ecc.

Prima di scegliere il regime forfettario per la nostra partita Iva dobbiamo considerare anche la convenienza o meno di un regime simile per i nostri futuri guadagni. E, soprattutto, come cambiano le leggi al riguardo. Se viene approvata una nuova Legge di Bilancio, ecco che vengono introdotte modifiche ai regimi fiscali: talvolta con ulteriori agevolazioni, altre volte invece con una riduzione.

Cosa è cambiato nel regime forfettario 2020

Con la nuova Legge di Bilancio, la legge n. 160 del 27 dicembre 2019, ci sono stati alcuni cambiamenti rispetto a quella per il 2019 (legge n.145 del 30 dicembre 2018).

Già nella Legge di Bilancio del 2019 era stata introdotta un’importante agevolazione per le partite Iva sui limiti dei compensi. Prima, infatti, questi limiti dipendevano dal codice Ateco utilizzato e variavano da 25.000 a 50.000 euro annui in funzione del codice scelto. Con la Legge di Bilancio per il 2019 il tetto è stato fissato a 65.000 euro annui per tutti i codici Ateco. È rimasto invariato il Coefficiente di redditività. La nuova Legge di Bilancio per il 2020, per fortuna, ha lasciato invariato il tetto a 65.000 euro. 

Se da una parte è stata mantenuta questa regola, dall’altra la nuova Legge di Bilancio ha introdotto alcune limitazioni nel regime forfettario, che mancavano appunto in quella precedente:

Spese lavorative: chi oggi sceglie il regime forfettario non può avere spese lavorative (lavoro accessorio, collaboratori e dipendenti) che superino i 20.000 euro l’anno. 

Regime forfettario e lavoro dipendente: è ancora possibile cumulare il regime forfettario con un lavoro dipendente, ma non bisogna aver percepito un reddito (si intende con il lavoro dipendente) che abbia superato i 30.000 euro l’anno.

Fatturazione elettronica e accertamenti fiscali: le imprese o i lavoratori autonomi con regime forfettario che scelgono di emettere fatture elettroniche, potranno ricevere avvisi di accertamento entro 4 anni al massimo, e non più entro 5 come prima.

Chi può aderire al regime forfettario 2020?

Chi può aderire al regime forfettario 2020?
Non esiste una limitazione in questo senso. Qualsiasi professionista e qualsiasi azienda possono iniziare un’attività e scegliere il regime forfettario. L’importante è che i ricavi o i compensi non superino i 65.000 euro annui.

La limitazione nel regime forfettario, quindi, è soltanto sul tetto massimo dei compensi o dei ricavi ottenuti con la propria attività professionale o commerciale.

Ma c’è anche un altro fatto da tenere in considerazione: il tetto massimo dei guadagni va anche visto come un’agevolazione per professionisti e aziende che hanno già avviato negli anni precedenti un’attività.

Come dice l’Agenzia delle Entrate, il regime forfetario è un regime fiscale naturale: se un libero professionista e un’azienda, già in attività da anni, hanno un ricavo inferiore ai 65.000 euro annui, accedono direttamente al regime forfettario, senza dover inviare alcuna comunicazione.

Regime forfettario 2020 e prima attività
La questione cambia per i contribuenti che iniziano un’attività d’impresa o una professione.
A inizio attività, come abbiamo già spiegato precedentemente, il contribuente deve aprire una partita Iva e scegliere il codice Ateco relativo alla sua attività.

È in questa fase che il professionista e l’azienda devono prevedere i loro guadagni: se pensano di rientrare nel tetto massimo dei 65.000 euro, allora dovranno comunicare la scelta del regime forfettario nella dichiarazione di inizio attività (modello AA9/12).

Attenzione: l’Agenzia delle Entrate specifica che la mancata indicazione del regime forfettario nella dichiarazione di inizio dell’attività è punibile con una sanzione amministrativa che va dai 250 ai 2000 euro.

Nuovo requisito di accesso al forfettario con la Legge di Bilancio
La legge n. 160 del 2019 ha introdotto un nuovo requisito di accesso al regime forfettario.

Abbiamo parlato dei ricavi o compensi non superiori ai 65.000 euro annui, che non riguardano soltanto un’unica attività: chi esercita più attività, con codici Ateco differenti, deve ovviamente considerare la somma dei ricavi o dei compensi ottenuti con le varie attività.

Il secondo requisito di accesso riguarda le spese ottenute per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori di cui abbiamo parlato prima, e che non devono
superare i 20.000 euro l’anno.

Chi NON può aderire al regime forfettario 2020?

L’Agenzia delle Entrate ha comunicato le cosiddette cause di esclusione. Non potranno scegliere il regime fiscale forfettario:

1. Le persone fisiche che hanno già dei regimi agevolati sull’Iva o regimi forfettari di determinazione del reddito.

2. I lavoratori che non risiedono in Italia, ma risiedono comunque all’interno dell’Unione Europa o anche in uno Stato che aderisce all’Accordo sullo Spazio economico europeo e che ottengano in Italia almeno il 75% del reddito.

3. Chi cede fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi.

4. Le persone fisiche che contemporaneamente detengano partecipazioni in società di
persone, associazioni professionali o imprese familiari.

5. Le persone fisiche che iniziano un’attività con l’attuale datore di lavoro o con cui hanno avuto rapporti di lavoro nei 2 anni precedenti o anche con chi è legato a quel datore di lavoro.

6. Chi ha avuto, nell’anno precedente, redditi superiori ai 30.000 euro con un reddito dipendente, a meno che il rapporto di lavoro non sia cessato l’anno precedente.

7. Chi detiene un controllo diretto o indiretto di SRL o associazione in partecipazione, che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte come regime forfettario.

Regime forfettario 2020 ed esenzione dall' IVA

Il regime forfettario è esente dall’iva

Alcuni adempimenti fiscali come le dichiarazioni iva quindi non dovranno essere redatte semplificando quindi notevolmente la gestione contabile. 

Inoltre, non avendo l’iva in aggiunta al proprio compenso si può risultare più competitivi nei confronti di altre società o professionisti che non rientrando nel regime forfettario risulteranno più “cari”.

La fatturazione elettronica nel regime forfettario 2020

Sono state introdotte delle agevolazioni per quanto riguarda l’Iva e le imposte dirette:

• Nelle fatture non sarà addebitata l’Iva ai clienti.

• Non c’è l’obbligo di registrare le fatture emesse, i corrispettivi e gli acquisti.

Non c’è l’obbligo di fatturazione elettronica.

Chi emette fatture elettroniche avrà un regime premiale, come già detto inprecedenza: i tempi di accertamento sono ridotti a 4 anni.

Tuttavia sono rimasti alcuni degli obblighi in vigore nel 2019 per le fatture:

• Le fatture di acquisto e le bollette doganali devono essere numerate e conservate.

• I corrispettivi vanno certificati.

Alla Pubblica amministrazione vanno emesse fatture elettroniche.

Come avviene la tassazione nel regime forfettario 2020

La prima cosa da fare è scoprire qual è il nostro coefficiente di redditività. Ma che cos’è il coefficiente di redditività? È semplicemente una percentuale sul reddito fatturato totale e varia in funzione dell’attività svolta.

Il coefficiente di redditività parte da un minimo del 40% del reddito (per le industrie alimentari e delle bevande, per il commercio all’ingrosso e al dettaglio e per il commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande) e arriva all’86% del reddito totale per le costruzioni e le attività immobiliari.

Tutti i coefficienti di redditività sono disponibili nel sito dell’Agenzia delle Entrate, all’allegato n. 2 alla legge n. 145/2018.

Con il coefficiente di redditività abbiamo stabilito il reddito imponibile per il regime forfettario 2020. Da questo reddito dovremo dedurre i contributi previdenziali obbligatori (compresi quelli di eventuali collaboratori a carico).

Al nostro reddito imponibile dobbiamo infine applicare l’imposta fissa del 15%.

Se, per esempio, vendiamo prodotti alimentari e abbiamo fatturato 50.000 euro, il nostro reddito imponibile sarà di 20.000 euro (che rappresentano appunto il 40% del nostro fatturato). L’imposta che dovremo pagare, quindi, è di 3000 euro (il 15% dell’imponibile).

Start-up e regime forfettario 2020

Per chi avvia una nuova attività, che comunemente viene denominata start-up, sono stati introdotti ulteriori vantaggi nel regime forfetario del 2020.

Abbiamo parlato di un’aliquota fissa del 15% sull’imponibile del nostro reddito. Ebbene, per le start up l’imposta è invece ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività

Ma devono essere rispettati ovviamente alcuni requisiti:

• Nei 3 anni precedenti non deve essere stata svolta alcuna attività professionale,
d’impresa o artistica.
• La nuova attività non è una prosecuzione di un’attività svolta in precedenza.

I coefficienti di redditività nel regime forfettario 2020

Come abbiamo già detto per calcolare il reddito imponibile bisogna
prima conoscere il proprio coefficiente di redditività.

I coefficienti di redditività sono suddivisi in base al codice ATECO
comunicato in fase di apertura che identifica il tipo di attività che si
andrà a svolgere.

A seconda del settore di appartenenza si identificano le percentuali del
proprio coefficiente di redditività. Qui di seguito troviamo alcune
macroclassi:

• industrie alimentari e delle bevande: 40%
• commercio all’ingrosso e al dettaglio: 40%
• commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande: 40%
• commercio ambulante di altri prodotti: 54%
• intermediari del commercio: 62%
• altre attività economiche: 67%
• attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie di istruzione,
• servizi finanziari e assicurativi: 78%
• costruzione e attività immobiliari: 86%

Il nuovo credito d’imposta per il regime forfettario 2020

Ma le novità della nuova Legge di Bilancio per le partite Iva con regime forfettario non finiscono qui. L’articolo 1, commi da 184 a 197 della legge 160 del 2019, ha introdotto un nuovo credito d’imposta.

Che cosa significa? Che sono considerati ben 3 tipi di investimenti agevolabili per svolgere il proprio lavoro:

1. Beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati (elencati nell’allegato A)
2. Beni strumentali immateriali funzionali ai processi di trasformazione 4.0 (software,
sistemi, piattaforme e applicazioni di vario genere elencati nell’allegato B)
3. Altri beni strumentali materiali, diversi da quelli presenti nell’allegato A
Per conoscere tutte le aliquote del credito d’imposta occorre leggere tutti i dettagli nella pagina “Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali” del sito del Ministero dello sviluppo economico.

Il credito d’imposta si potrà usare soltanto in compensazione sul modello F24.

Regime forfettario 2020 contributi previdenziali INPS

Bisogna tener presente che l’apertura della partita iva in regime forfettario ci obbliga al versamento dei contributi previdenziali.

A questo punto dobbiamo fare una distinzione fra le figure che scelgono il regime forfettario: artigiani e commercianti da una parte e liberi professionisti dall’altra. Per queste due figure lavorative esistono differenti gestioni per la previdenza sociale.

In entrambi i casi comunque si tratta di fondi obbligatori che ogni forfettario è tenuto a versare al fine di ottenere la propria futura pensione.

 

Regime forfettario 2020 e contributi INPS per artigiani e commercianti

È chiamata Gestione IVS (che sta per Invalidità, Vecchiaia e Superstiti). Artigiani e commercianti, cioè imprenditori iscritti alla CCIAA, versano dei contributi fissi suddivisi in 4 rate dello stesso importo e calcolati dall’INPS sulla base del reddito minimale fissato
annualmente dall’Istituto.

Per il 2020 l’Inps ha fissato il reddito minimale in 15.953 euro (Circolare Inps 17 febbraio 2020, n. 28).

L’aliquota per la gestione IVS per il 2020 è del 24% sulla parte eccedente il minimale. Per i commercianti bisogna anche sommare a titolo aggiuntivo uno 0,09% come indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale.

Il regime forfetario per artigiani e commercianti iscritti alla Gestione IVS permette una riduzione del 35% dei contributi INPS, già dal 2016. E’ necessario effettuare la richiesta per la riduzione entro il 28 febbraio dell’anno di riferimento.

La quota INPS minimale da versare ogni anno per i regimi forfettari artigiani o commercianti sarà quindi di 2400 Euro circa suddivisa in 4 rate trimestali da 600 Euro circa.

 

Regime forfettario 2020 e contributi INPS per liberi professionisti senza cassa autonoma

Si chiama in questo caso Gestione separata INPS. Come si calcolano in questo caso i contributi da versare? Considerando lo stesso reddito imponibile ai fini fiscali spiegato prima.

Vanno però considerate 2 aliquote per il 2020:

1. Aliquota del 25,72%: per i professionisti titolari di partita Iva senza altra copertura previdenziale;

2. Aliquota del 24%: per i professionisti assicurati con altre forme previdenziali obbligatorie o titolari di pensione. Sono contributi a carico del professionista, che in fattura può addebitare al cliente una rivalsa INPS del 4% dei compensi lordi.

Regime forfettario e contributi INPS per liberi professionisti con cassa
autonoma

Se i professionisti sono iscritti a un albo professionale o un elenco (come
architetti, ingegneri, commercialisti, medici, avvocati, ecc.), hanno l’obbligo di versare i loro contributi alla loro cassa previdenziale di appartenenza.

Regime forfettario 2020 e lavoro dipendente

Con il nuovo regime forfettario 2020 è possibile anche per un
lavoratore dipendente accedere alle agevolazioni del regime
forfettario
rispettando alcuni vincoli.

La prima distinzione deve essere fatta tra dipendente pubblico o
privato.


I dipendenti pubblici
devono verificare nel contratto di lavoro con il
rispettivo ente se ci sono clausole che gli impediscono di poter
aprire la partita iva ed esercitare in concomitante al lavoro
dipendente. In generale, secondo art. 53 del d.lgs. n. 165 del 2001 i dipendenti pubblici non possono avere altri rapporti di lavoro dipendente, autonomo o esercitare attività imprenditoriali.


I dipendenti di aziende private possono invece tranquillamente
aprire la partita iva in regime forfettario a condizione di rispettare i
limiti dello stesso e della non concorrenza con il proprio datore di
lavoro.

Regime forfettario 2020: quanto costa?

Per la gestione annuale di un regime forfettario il prezzo di mercato di un
commercialista “tradizionale” si aggira intorno agli 800/1000 Euro. Oltre al prezzo elevato avresti anche alcuni limiti gestionali durante l’anno. Saresti “legato” all’ufficio fisico del tuo commercialista con tutte le conseguenze che ne comportano: appuntamenti, spostamenti, segretarie, carte, burocrazie ecc.


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